Caccia al cinghiale a San Marino: "Non si tratta di sopravvivenza ma di voglia di uccidere"
L'accusa arriva da OasiVerde: "conosciamo bene i cacciatori; in questi anni abbiamo trovato specie protette impallinate come sparvieri, poiane, istrici 12/11/2010
Oasiverde intende rispondere all’articolo del 10 Novembre di Valdes Volpini(Tribuna). Non in quanto valga la pena rispondere a lui come persona, anche perché se usasse il fucile come usa l’italiano sarebbe da porsi seri dubbi su come abbia ottenuto l’abilitazione all’attività venatoria; tuttavia nel suo intervento c’è l’atteggiamento tipico di alcuni cacciatori sammarinesi, i quali sentono di doversi giustificare. Pochi cacciatori infatti dicono le cose come stanno e cioè che quello che li attira a questo “sport” è il piacere dell’uccisione. Ma per non dirlo direttamente si ricorre ad anacronistiche giustificazioni e, nello specifico: la caccia intesa come lotta per la sopravvivenza, in cui a detta del Volpini l’animale ha “la possibilità di salvarsi o essere abbattuto”; la caccia come soddisfazione di un bisogno o di un piacere alimentare; la caccia come protezione dalla pericolosità della fauna selvatica. Ora, in Natura la lotta per l’esistenza non consiste affatto nella sopraffazione del debole ad opera del forte: è anzi una condizione continua che spinge gli animali a costruirsi ripari e a resistere alle intemperie, alla fame, sete e alle persecuzioni, ed il tutto in un ambiente sempre più ristretto a causa dell’uomo che li cementifica. Per un cacciatore lotta per l’esistenza è la marca del fucile, la firma dei suoi stivali, il calibro delle pallottole e per le fugaci uscite si autodefinisce amante della natura. Dire ancora che la caccia serve a soddisfare la nostra alimentazione è un abominio anacronistico! L’unico vero bisogno è forse quello di alcuni ristoranti sammarinesi che in collaborazione con alcuni sedicenti cacciatori trovano l’occasione per cenette “elitarie”. In realtà ciò che sta nel piatto è ad esclusiva responsabilità di chi se lo mangia, esattamente come l’uccisione di un animale va attribuita al suo carnefice. Non ammettere questo e proiettare sugli altri questa responsabilità nascondendosi dietro ad un elenco di piatti succulenti è da vili. Il fatto stesso che la caccia sia annoverata tra gli sport indica come essa non sia una necessità, ma un divertimento! Per quanto riguarda la pericolosità degli animali e la loro scelta volontaria di suicidarsi sui cofani delle “nostre auto”, non mi dilungo. Voglio solo sottolineare come questo Decreto non provenga da un reale monitoraggio né dall’abbondanza di cinghiali nel nostro territorio e che veri danni alle colture possono verificarsi solo con branchi numerosi, inesistenti a San Marino. Questo Decreto non nasce da un atteggiamento di protezione verso la cittadinanza ed anzi non dispone affatto di adeguati controlli. C’è da aspettarsi di tutto da persone che pagano fior di quattrini per l’acquisto di fagiani allevati a mano e non timorosi dell’uomo per farli fuori 2 giorni dopo la loro fittizia “liberazione” (e Volpini parla di “possibilità di scappare”? riconoscono l’uomo come fornitore di cibo!) Oasiverde parla per esperienza vissuta quando ci si rifà ai cacciatori come persone che “conoscono il loro mestiere”: bè, è strano visto che abbiamo trovato in questi anni specie protette impallinate come sparvieri, poiane, istrici..per non parlare dell’ormai noto maiale abituato ai bambini. L’esame balistico ha dimostrato la vicinanza dell’animale e il cacciatore gli ha sparato a bruciapelo! Dov’era la sua possibilità di fuga se non aveva timore dell’uomo? Eppure abbiamo perso la causa, chissà perché. Dopo le immagini di cinghiali uccisi ecco le foto di uno dei vostri “pericoli”: Tumulto, animale selvatico, all’Oasi si sentiva a casa. Non ha mai fatto danni all’orto perché aveva cibo nel bosco ed entrava nel recinto per far compagnia alla nostra maialotta. Guardatelo qui mentre ci mangia dalle mani, il vostro “pericolo”, lo stesso che avete due anni fa braccato e ucciso quando si sparse la voce della sua presenza all’Oasi. Il cacciatore fa ricorso al suo “diritto” alla caccia. Non glielo nego, visto che la legge lo permette. Il suo diritto fa riferimento alle proprietà: i campi coltivati, il fucile, l’auto, l’animale ucciso e portato via..vorrei solo rendere noto alla stessa legge che esiste una categoria di persone che hanno anche loro un diritto. Che fa riferimento allo stupore e all’emozione per la bellezza della vita in tutte le sue forme, che non è il senso per una proprietà ma semplicemente il senso di un’appartenenza. È nostro diritto godere di questo. Si chiama diritto alla vita, e questo non è annoverato tra gli sport.
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